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30 ottobre 2011

Se gli immigrati vincono la corsa ai consumi

Tantissimi nuovi cittadini hanno preso d’assalto il nuovo megastore della Trony. Perché hanno la voglia, i mezzi e il coraggio di permettersi piccoli lussi. E aiutano anche il resto d’Italia a uscire dalla crisi Roma – 28 ottobre 2011 – C’è da chiedersi se faccia più notizia una città paralizzata dallo shopping o la scoperta che sono gli immigrati i protagonisti della corsa agli acquisti. Le cronache sull’inaugurazione del megastore Trony a Roma raccontano infatti che ieri c’erano soprattutto cittadini stranieri ad accalcarsi davanti alle vetrine e a uscire soddisfatti con le buste piene di televisori, smartphone e netbook. Per chi crede nella favoletta dell’immigrato povero e sfigato questo è un paradosso. Si incuriosisce, però, anche chi sa bene che le tasche dei cinque milioni di immigrati regolari che vivono in Italia non sono affatto vuote, però finora credeva che i loro redditi medio-bassi si esaurissero tra spese per il sostentamento, risparmi inviati in patria e impegni considerati più “seri”, come la rata del mutuo. In realtà, chi conosce a fondo questi consumatori non si stupisce affatto. “Sono giovani, hanno famiglia e un reddito stabile. Perché non dovrebbero spendere soldi? Nei loro acquisti sono oculati, ma proprio per questo motivo si affrettano a comprare quando ci sono offerte particolarmente convenienti” dice Giuseppe Albeggiani, amministratore di Etnocom, società specializzata in marketing e comunicazione interculturale. “Le catene distributive – aggiunge – conoscono l’importanza dei clienti immigrati, soprattutto se il loro posizionamento è basato sul prezzo, anche se questo è solo un acceleratore dell’acquisto. Credo infatti che chi ha comprato ieri approfittando degli sconti, avrebbe comunque comprato a Natale. L’immigrato ha un potenziale di acquisto più alto perché ha meno cose dell’italiano, quindi appena ha i soldi compra ciò che gli manca”. Il concetto è chiaro. Se ho già un ottimo ma vecchio televisore a tubo catodico, aspetterò prima di cambiarlo, al massimo, nell’attesa, acquisterò un decoder digitale. Se invece sono arrivato in Italia, ho trovato lavoro, ma non ho ancora un televisore tutto mio, appena risparmio un po’ di soldi compro il migliore che posso permettermi. C’è poi il valore di status symbol che hanno alcuni prodotti. L’esempio principe sono probabilmente gli smartphone, che secondo i dati di Etnocom sono in tasca a un immigrato su cinque. Uno strumento di comunicazione evoluto è importante per chi ha un network allargato, serve a lavorare, ma anche a chiamare via skype amici e parenti sparsi per il mondo. Avere però l’ultima versione dell’Iphone significa anche concedersi quello che gli esperti chiamano “un lusso sostenibile”. Se sento che in Italia ho raggiunto quello che per me è benessere, perché non comprarmi, anche a costo di qualche sacrificio, la Ferrari dei telefonini? Perché non dimostrare a me e agli altri che, nel mio piccolo, ce l’ho fatta? La telefonia, del resto, è uno dei settori trainanti dei cosiddetti consumi etnici. “Gli immigrati attivano quasi tre milioni di schede sim ogni anno con i vari operatori e spendono ogni mese più degli italiani. Chi pensa che si accontentino solo di telefonini di fascia bassa o di vecchia generazione è in errore, quello che è successo da Trony lo dimostra” conferma Gianluca Bellei, amministratore di Isi 2002, società specializzata nella vendita di servizi, anche telefonici, agli immigrati. E così, anche in un periodo nero per tutte le tasche, gli immigrati hanno comunque voglia di concedersi qualche piccola e meritata soddisfazione. Continuano a spendere, rilanciano i consumi e ci regalano un po’ di ottimismo, ingrediente raro, ma indispensabile, per uscire dalla crisi. Elvio Pasca

Gli immigrati per lo Stato? Un “affare” da 1,2 miliardi

Versano in tasse e contributi più di quello che ricevono in prestazioni pubbliche. L’analisi di Valeria Benvenuti (Fondazione Leone Moressa) e Andrea Stuppini (Regione Emilia Romagna) nel Dossier Statistico Immigrazione Caritas Migrantes Roma - 28 ottobre 2011 - Gli immigrati danno più di quello che ricevono. Belle parole? Sì, ma suffragate dai numeri. È infatti di 1,2 miliardi la differenza tra ciò che i cittadini stranieri versano a fisco e previdenza italiana e la spesa pubblica a loro dedicata, ad esempio per prestazioni sanitarie o servizi sociali. Lo rivela un dettagliato studio di Valeria Benvenuti (Fondazione Leone Moressa) e Andrea Stuppini (Regione Emilia Romagna) sull’impatto fiscale dell’immigrazione contenuto nel Dossier Statistico Immigrazione presentato ieri da Caritas Migrantes. Lo pubblichiamo integralmente qui sotto per gentile concessione degli autori.

26 ottobre 2011

Un nuovo mondo dentro Milano

Dialogo sulla ricerca della Fondazione per la Sussidiarietà per Compagnia delle Opere: L’immigrato una risorsa a Milano a cura di Gian Carlo Blangiardo volume edito da Angelo Guerini & Associati Sono 250.000 gli immigrati provenienti da ogni parte del globo che vivono nel capoluogo lombardo, rappresentando il 19% della popolazione. Una percentuale che è ormai una risorsa perché, contrariamente ai fatti di cronaca che possono creare inutili generalizzazioni, ci sono moltissimi immigrati pronti a darsi da fare per conquistare la fiducia della città e garantirsi una vita migliore. intervengono Maria Grazia Guida, Vice sindaco di Milano Gian Carlo Blangiardo, Direttore del Dipartimento di Statistica dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca Aldo Bonomi, Direttore dell’Istituto di Ricerca Aaster Aldo Brandirali, ex Assessore alle Politiche Giovanili introduce e coordina Massimo Ferlini, Presidente di Cdo Milano Ingresso libero per garantirsi il posto è consigliata la prenotazione

22 ottobre 2011

Permessi di soggiorno. “Legittimamente in Italia” anche chi attende rilascio o rinnovo

Lo prevede un articolo della bozza del decreto sviluppo che modificherà il Testo Unico sull’Immigrazione. Potrebbe sancire, una volta per tutte, il valore del cedolino
Roma – 20 ottobre 2011 – Chi ha in tasca la ricevuta della domanda di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno è a tutti gli effetti un immigrato regolare.

Lo spiegò già nel 2006 una direttiva dell’allora ministro dell’interno Giuliano Amato, ma presto potrebbe sancirlo una volta per tutte anche il Testo Unico sull’immigrazione. Un modo per togliere ogni dubbio a qualche sbadato ufficio della pubblica amministrazione, ma anche ai datori di lavoro che, di fronte all’esibizione del cosiddetto “cedolino”, spesso non sanno come comportarsi.

La novità è nella bozza del Decreto Legge sullo sviluppo a cui sta lavorando il governo. Dice che il lavoratore straniero “in attesa del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno“ può “legittimamente soggiornare in Italia e svolgere l'attività lavorativa”. Questo “fino ad un'eventuale comunicazione dell'Autorità di pubblica sicurezza, da notificare anche al datore di lavoro, con l'indicazione dell'esistenza di motivi ostativi al rilascio del permesso o al rinnovo”.

Per usufruire di questa possibilità, il lavoratore deve aver chiesto il primo rilascio del permesso quando ha firmato il contratto di soggiorno oppure deve aver presentato domanda di rinnovo entro sessanta giorni dalla scadenza del documento. Naturalmente, per dimostrarlo, dovrà avere con se la ricevuta con la data. Cioè il solito cedolino.


Parliamo di una bozza, che comunque potrebbe essere modificata o addirittura scomparire. Per saperne di più non rimane che aspettare il varo definitivo del tanto atteso Decreto Sviluppo.
Elvio Pasca

L’identità europea? È sempre più meticcia

 I figli di coppie miste in gran Bretagna sono diventati la minoranza più numerosa del Paese. Anche in Italia crescono sempre più velocemente, tanto da meritarsi due caselle del Censimento

Roma – 17 ottobre 2011 - I figli della globalizzazione in Gran Bretagna sono già due milioni, il 2% della popolazione,  e raddoppieranno entro il duemilaventi, continuando poi a crescere sempre più velocemente. I loro genitori hanno nazionalità diverse, sono quelli che, nell’ultimo censimento del Regno Unito, avrebbero dovuto barrare la casella “razza mista”.

È uno studio della Bbc citato oggi da Repubblica a dare un quadro aggiornato di questa generazione dalla doppia identità, o, meglio, dall’identità meticcia, che è diventata la minoranza più numerosa in Gran Bretagna. Presto potrebbe accadere anche nel resto del Continente se l’isola si confermerà ancora una volta anticipatrice di tendenze che coinvolgono poi tutta l’Europa.

Lo studio dimostra che questi ragazzi sono tutt’altro che “disagiati”. Il 79 percento raggiunge gli standard di eccellenza scolastica stabiliti dal ministero dell’istruzione per i bambini di dieci anni, “la stessa percentuale dei figli di britannici di origine indiana, mentre i figli dei bianchi che ottengono lo stesse livello accademico sono il 77 percento, quelli di pachistani e bengalesi il 67, quelli dei neri il 65” scrive il quotidiano.

“Due etnie, due nazionalità, due lingue, al posto di una sola: è dunque questo il nostro domani” avverte il rapporto della Bbc. E intanto, la prima sfida, sarebbe definire questa categoria con un nome migliore di quel “razza mista” che presupporrebbe l’esistenza di una razza, diversa da quella umana, ancora tutta da dimostrare.

E in Italia? L’Istat ha già documentato la crescita inarrestabile dei figli di coppie miste, cioè con almeno un genitore italiano (24mila nel 2008, 25mila nel 2009, oltre 30mila lo scorso anno), ai quali andrebbero aggiunti anche i figli di immigrati di nazionalità diverse che hanno messo su famiglia insieme nel nostro Paese.

Nei questionari del censimento che si stanno riempiendo in questi giorni tutta Italia ci sono anche le domande “Dove è nata Sua madre?” e “Dove è nato Suo padre?”. L’occasione giusta per capire (se ci fosse bisogno di ulteriori conferme) quanto l’Italia sia già un Paese meticcio.

15 ottobre 2011

Immigrazione in Italia e condizione giuridica dello straniero. Ciclo di incontri all’università di Cagliari

Da decenni si assiste ad un flusso migratorio che, di volta in volta ha interessato vai Paesi e varie popolazione. Rifacendomi soltanto ai flussi migratori del secolo scorso, si prende coscienza del fatto che anche noi italiani ad inizio del 900, per avere qualche possibiità di lavoro e di inserimento sociale eravamo costretti ad emigrare verso i caldi Paesi del Sud America. Molti erano costretti a fare i bagagli e cercare di sbancare il lunario in territori stranieri, e, non si sa fino a che punto ospitali. Ma questo è quanto. E’ un dato di fatto che ci viene trasmesso dalla storia. Un dato inconfutabile del quale nessuno di noi italiani può dimenticarsi. I flussi migratori però non hanno interessato soltanto noi Italiani. Anzi la storia è come una ruota che gira, ed è proprio per questo che anche popolazioni, più arretrate sotto l’aspetto economico, e con una popolazione enorme, sono state costrette a mettere alla porta numerosi gruppi familiari o semplici cittadini perchè non avevano più i mezzi di sostentamento per far vivere costoro in una situazione di benessere e di dignità sociale. Il fenomeno migratorio è diventato grande, maturo ed è conosciuto da tutti. Adesso però sono sempre maggiori le richieste di aiuto da parte di Stati poveri per arginare questo fenomeno. Non è lecito sapere se nel futuro tutto questo possa essere definito come un qualcosa del passato. Possa essere dimenticato o attutito. Di questo sinceramente ho i miei dubbi; ma questa è semplicemente un pensiero del tutto personale che può essere accettato o meno dai lettori. Il nostro Paese però facendo parte dell’Unione Europea, e recependo tutte le disposizioni che si trovano in vari trattati, rende possibile e concreto l’inserimento dello straniero nel circuito lavorativo e sociale della nostra nazione. Si evidenziano così tutta una serie di diritti che vengono ad rafforzare la posizione del cittadino all’interno della società. Il civis comune deve essere tutelato in ogni sua forma. Per sensibilizzare su questo tema, le facoltà di Giurisprudenza ed Economia l’Università degli studi di Cagliari, con la collaborazione della Caritas cagliaritana organizza un convegno che verrà articolato in più sedute dal titolo "Condizione giuridica dello straniero e l’immigrazione in Italia". Si dibatterà su questa tema nei seguenti appuntamenti:venerdì 21 e sabato 22 ottobre, venerdì 11 e sabato 12 novembre 2011. Per maggiori informazioni visita il sito www.unica.it Marco Cristofaro

12 ottobre 2011

Riforma della cittadinanza e diritto di voto. Ecco come raccogliere le firme

Il vademecum per partecipare attivamente alla campagna "l’Italia sono anch’io". Passo dopo passo, dalla costituzione di un comitato alla presentazione delle due proposte di legge in Parlamento

Roma - 7 ottobre 2011 - Non era difficile prevedere che la campagna “L’Italia sono anch’io” scatenasse l’entusiasmo dei lettori. Le due proposte di legge di iniziativa popolare che vogliono riformare la legge sulla cittadinanza e portare gli immigrati alle urne toccano evidentemente temi da tempo nel cuore di chi segue Stranieriinitalia.it

In tanti ci chiedete dove si può firmare. Vi rimandiamo a questa pagina web, dove verranno pubblicati i vari appuntamenti. C’è però anche chi vorrebbe fare di più, partecipando attivamente alla raccolta delle firme. In questo caso potete rivolgervi a uno dei comitati territoriali che si sono già formati in tutta Italia (qui la lista) o, se nella vostra zona non ce ne sono ancora, contattare il comitato nazionale per formarne uno (info@litaliasonoanchio.it , cell 39 348 655 41 61).

Una premessa importante: per raccogliere le firme non bastano banchetto, carta, penna e buona volontà, ma bisogna seguire un percorso preciso disciplinato dalla legge. È illustrato nel dettaglio in questo VADEMECUM scritto dai promotori, qui di seguito ne riassumiamo le tappe principali.

Sono i comitati a fornire il materiale necessario per raccogliere le firme, a cominciare dagli indispensabili moduli. Questi sono infatti stampati su una carta di un formato, un peso e un colore particolari e quindi non possono essere semplicemente scaricati da internet e stampati in proprio oppure fotocopiati.

I moduli vanno fatti vidimare in Tribunale o in Comune, poi bisogna anche trovare un “autenticatore” per ogni banchetto. Questo ruolo può essere ricoperto solo da alcune categorie di persone ( come notai, sindaci, assessori, consiglieri comunali e provinciali, giudici di pace, funzionari ecc.), che in alcuni casi dovranno chiedere anche delle autorizzazioni.

Un’autorizzazione è indispensabile anche per sistemare sul suolo pubblico il banchetto, dopodichè può iniziare la raccolta. Possono firmare (e questo deluderà purtroppo molti dei lettori) solo i cittadini italiani che hanno compiuto diciotto anni e risiedono in Italia. Andranno registrati anche i loro dati anagrafici, poi toccherà all’autenticatore apporre timbro e firma sul modulo.

Non è ancora finita. Una volta riempiti e autenticati, i moduli vanno infatti presentati al Comune, che deve certificare che ogni nominativo registrato appartiene a una persona iscritta alle liste elettorali. Dopo questo passaggio, possono essere inviati al Comitato Nazionale, che li raccoglierà per presentarli tutti insieme, entro i primi di marzo, in Parlamento.

Se pensate di potercela fare, siete già a buon punto. Buona raccolta!

Elvio Pasca

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