BTricks

Nuestros Niños

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.

Nueva Generación

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.

Más Niños

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.

Todos Juntos en procesión

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.

Con el dedo en alto

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.

Visualizzazione post con etichetta Notizie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Notizie. Mostra tutti i post

14 ottobre 2012

Dagli immigrati 6,2 miliardi di Irpef

Sono il 9,8% degli occupati, dichiarano redditi per 41,6 miliardi di €, ma hanno subito particolarmente la crisi e guadagnano meno rispetto agli italiani. Il Rapporto Annuale della Fondazione Moressa sull’Economia dell’Immigrazione 

Roma – 11 ottobre 2012 -Gli stranieri rappresentano una risorsa per il territorio nazionale soprattutto in questo periodo di crisi: in Italia si contano oltre 2 milioni di lavoratori immigrati (il 9,8% del totale degli occupati), in sede di dichiarazione dei redditi notificano al fisco 41,6 miliardi di € (pari al 5,3% del totale dichiarato) e pagano di Irpef 6,2 miliardi di € (pari al 4,1% del totale dell’imposta netta).

Ma rappresentano la parte di popolazione che maggiormente ha subìto gli effetti negativi della crisi (il tasso di disoccupazione straniero è passato dall’8,5% del 2008 all’12,1% del 2011), mostrano livelli di povertà più elevati (il 42,2% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà) e le loro retribuzioni sono inferiori di oltre 300 € rispetto ai lavoratori italiani.
Questi alcuni dei risultati raccolti nel Rapporto Annuale sull’Economia dell’Immigrazione 2012 realizzato dalla Fondazione Leone Moressa e patrocinato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e dal Ministero degli Affari Esteri, presentato oggi presso il Polo Umanistico dell’Università Ca’Foscari di Venezia nel convegno dal titolo “L’immigrazione in tempo di crisi”. Qui le tabelle allegate al Rapporto

Il mercato del lavoro. Dal 2008 al 2010 si è assistito in Italia ad un aumento del tasso di disoccupazione straniera di 3,5 punti percentuali passando dall’8,1% all’12,1% e raggiungendo 310mila immigrati senza lavoro. Questo significa che nel biennio considerato un nuovo disoccupato su tre ha origini straniere. Per quanto riguarda gli occupati (che sono oltre 2 milioni di soggetti), per la maggior parte si tratta di lavoratori dipendenti (86,7%), giovani, inquadrati come operai (87,1%), dalla bassa qualifica professionale, nel settore del terziario (51,5%) e in aziende di piccola dimensione (il 54,6% lavora in imprese con meno di 10 persone).

Retribuzioni dei dipendenti. Un dipendente straniero guadagna al mese (dato quarto trimestre 2011) una cifra netta di 973€, oltre 300€ in meno rispetto al collega italiano. Ha più possibilità di portare a casa una retribuzione più elevata l’immigrato che lavora nel settore dei trasporti (1.257 € al mese) a scapito di chi lavora nel settore dei servizi alle persone (717 € al mese), dove sono occupate maggiormente le donne.

Redditi dichiarati e Irpef pagato. In Italia si contano complessivamente 3,4 milioni di contribuenti nati all’estero (dati riferiti ai redditi del 2010) che dichiarano quasi 42 miliardi di €: tradotto in termini relativi, si tratta dell’8,2% di tutti i contribuenti e del 5,3% del reddito complessivo dichiarato in Italia. Gli stranieri dichiarano mediamente 12.481 € (7mila in meno rispetto agli italiani) e si tratta quasi esclusivamente di redditi da lavoro dipendente. Nel 2010 i nati all’estero hanno pagato di Irpef 6,2 miliardi di € (pari al 4,1% dell’intero Irpef pagato a livello nazionale) che si traduce in 2.956 € a testa. Ma gli stranieri beneficiano, più degli italiani, di detrazioni fiscali a causa principalmente del basso importo dei redditi stessi: infatti il 63,9% dei nati all’estero che dichiara redditi paga effettivamente l’Irpef, contro il 75,5% dei nati in Italia.

Livelli di povertà. Il 42,2% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà (dati 2010), contro il 12,6% delle famiglie italiane. Il reddito percepito non permette loro di risparmiare appena 600€ all’anno, dal momento che i consumi pareggiano quasi le entrate familiari. Entrate che provengono per il 90% da lavoro dipendente e che vengono destinate, tra le altre cose, al pagamento dell’affitto, dal momento che appena l’13,8% delle famiglie straniere è proprietaria dell’abitazione di residenza.

Disagio economico. Le famiglie straniere dichiarano maggiori difficoltà economiche rispetto a quelle italiane (dati 2009): il 21,6% dice di arrivare a fine mese con molta difficoltà (contro il 14,5% di quelle italiane), il 23,4% è stata in arretrato con il pagamento delle bollette (vs 8,2%), il 60,1% non è in grado di sostenere una spesa imprevista di 750 € (vs 31,4%) e il 53,6% non può permettersi una settimana di ferie (vs 39,2%).
“Nonostante il periodo di crisi”, ha affermato il Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM, José Angel Oropeza, “nessuno può negare il contributo che gli immigrati hanno dato e danno all’Italia e allo sviluppo del Paese. D’altronde la migrazione è un fenomeno epocale che riguarda tutto il mondo e di fronte al quale è necessario che i governi scelgano cosa fare: adottare una politica di chiusura o, come suggeriamo noi, promuovere invece una politica di apertura, riconoscendo il ruolo delle migrazioni come parte integrante dell’economia mondiale e i migranti come componenti essenziali per la piena ripresa dalla crisi economica contemporanea”.
Fonte: www.stranieriinitalia.it

Gli immigrati sono una risorsa in tempo di crisi, con tanti sacrifici.

Studio della Fondazione Leone Moressa: sono il 9,8% degli occupati, dichiarano 41,6 miliardi di euro e pagano 6,2 miliardi di euro di Irpef. Quasi la metà vive sotto la soglia di povertà.

Gli stranieri rappresentano una risorsa per il territorio nazionale soprattutto in questo periodo di crisi: in Italia si contano oltre 2 milioni di lavoratori immigrati (il 9,8% del totale degli occupati), in sede di dichiarazione dei redditi notificano al fisco 41,6 miliardi di euro (pari al 5,3% del totale dichiarato) e pagano di Irpef 6,2 miliardi di euro (pari al 4,1% del totale dell’imposta netta). Ma rappresentano la parte di popolazione che maggiormente ha subìto gli effetti negativi della crisi (il tasso di disoccupazione straniero è passato dall’8,5% del 2008 all’12,1% del 2011), mostrano livelli di povertà più elevati (il 42,2% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà) e le loro retribuzioni sono inferiori di oltre 300 euro rispetto ai lavoratori italiani.
Questi alcuni dei risultati raccolti nel Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione 2012 realizzato dalla Fondazione Leone Moressa e patrocinato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e dal Ministero degli affari esteri, presentato ieri presso il Polo Umanistico dell’Università Ca’ Foscari di Venezia nel convegno dal titolo L’immigrazione in tempo di crisi.
Dallo studio emerge come dal 2008 al 2010 si è assistito in Italia ad un aumento del tasso di disoccupazione straniera di 3,5 punti percentuali passando dall’8,1% all’12,1% e raggiungendo 310mila immigrati senza lavoro. Questo significa che nel biennio considerato un nuovo disoccupato su tre ha origini straniere. Per quanto riguarda gli occupati (che sono oltre 2 milioni di soggetti), per la maggior parte si tratta di lavoratori dipendenti (86,7%), giovani, inquadrati come operai (87,1%), dalla bassa qualifica professionale, nel settore del terziario (51,5%) e in aziende di piccola dimensione (il 54,6% lavora in imprese con meno di 10 persone).
Malgrado ciò, gli immigrati continuano a rappresentare una risorsa per l’economia italiana. Si contano, infatti, 3,4 milioni di contribuenti nati all’estero (dati riferiti ai redditi del 2010) che dichiarano quasi 42 miliardi di euro: tradotto in termini relativi, si tratta dell’8,2% di tutti i contribuenti e del 5,3% del reddito complessivo dichiarato in Italia.
Complessivamente però il 42,2% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà (dati 2010), contro il 12,6% delle famiglie italiane.
(Red.)
 12 ottobre 2012 Fonte: www.immigrazioneoggi.it

7 dicembre 2011

Permessi di soggiorno. La manovra Monti conferma: “Col cedolino si può lavorare”

Il decreto-legge del governo modifica il Testo Unico sull’immigrazione, spiegando che chi ha chiesto il rilascio o il rinnovo del permesso è un immigrato regolare fino a prova contraria. Se la Polizia boccia la domanda, dovrà avvisare il datore di lavoro

 Roma – 6 dicembre 2011 –Il decreto "salva Italia" appena varato dal governo Monti sancisce una volta per tutte che chi attende il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno è a tutti gli effetti un immigrato regolare. Quindi può essere assunto come tutti gli altri cittadini stranieri che hanno un permesso valido.
Dal 2006, grazie a una direttiva dell’allora ministro dell’interno Giuliano Amato, si prova a dare valore al cosiddetto cedolino, la ricevuta che rimane per mesi nelle tasche di chiede un permesso di soggiorno o prova a rinnovarlo. Se gli uffici della pubblica amministrazione hanno imparato faticosamente a riconoscerla, non si può dire lo stesso per aziende e famiglie, che spesso dubitano di poter assumere chi ha un permesso scaduto.

A toglierle dall’imbarazzo arriva una modifica al testo Unico sull’Immigrazione. È inserita nell’articolo 40 della nuova manovra economica, tra le misure dedicate alla “Riduzione degli adempimenti amministrativi per le imprese”.

Nel testo definitivo firmato oggi da Napolitano si legge che “in attesa del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno il lavoratore straniero può legittimamente soggiornare nel territorio dello Stato e svolgere temporaneamente l’attività lavorativa”. Questo vale “fino ad eventuale comunicazione dell’Autorità di pubblica sicurezza, da notificare anche al datore di lavoro, con l’indicazione dell’esistenza dei motivi ostativi al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno”.
Per usufruire di questa possibilità, il lavoratore deve aver chiesto il primo rilascio del permesso quando ha firmato il contratto di soggiorno oppure deve aver presentato domanda di rinnovo entro sessanta giorni dalla scadenza del documento. Naturalmente, per dimostrarlo, potrà esibire la ricevuta della richiesta, sulla quale è stampata la data.

La novità non è un’idea di Monti o degli altri Professori, ma era già entrata un paio di mesi fa nella bozza del famoso e travagliato decreto sviluppo che il governo Berlusconi non riuscì a varare. Ora però diventa finalmente legge, dando una sicurezza in più a centinaia di migliaia di immigrati che hanno in tasca il cedolino.

Elvio Pasca
Stranieriinitalia.it

Padova. Ecco i sedici rappresentanti degli immigrati

Sono i membri della Commissione eletta a fine novembre da quattromila residenti extracomunitari. Darà loro voce in consiglio comunale e nei quartieri

Roma – 6 dicembre 2011 – Sono nati in dieci paesi diversi, per un terzo sono donne e hanno un’età media di trentanove anni i sedici membri della “Commissione per la rappresentanza dei cittadini stranieri” di Padova. Le nomine sono state ufficializzate qualche giorno fa e sono il risultato delle elezioni che a fine novembre hanno portato alle urne quasi quattromila immigrati. La “Commissione” darà voce ai residenti extracomunitari nell’amministrazione cittadina, perché potrà presentare proposte proprie o esprimere pareri su quelle all’esame dei vari organismi che governano il Comune. Il Presidente o il Vice Presidente della Commissione parteciperà infatti al Consiglio comunale, mentre suoi membri delegati prenderanno parte ai lavori delle Commissioni Consiliari e dei Consigli di Quartiere.

 Ecco la lista degli eletti

 1. Azakay Brahim, Marocco (M, 1973)
2. Bhuiyan Jahangir, Bangladesh (M, 1979)
3. Cenolli Egi, Albania (F, 1986)
4. Deligente Manalo Kristine Bernadette, Filippine (F, 1990)
5. Dumbravanu Nicolae, Moldavia (M, 1976)
6. Hannou Youssef, Marocco (M, 1985)
7. Lumban Avenido Melvin, Filippine (M, 1971)
8. Martynyuk Halyna, Ucraina (F, 1959)
9. Nagara Abdeljalil, Tunisia (M, 1966)
10. Ogaraku Achinike Matthew, Nigeria (M, 1964)
11. Ogbomo Usunobum Stella, Nigeria (F, 1972)
12. Shah Selim, Bangladesh (M, 1978)
13. Silva Andaradige Shehan Manoj, Sri Lanka (M, 1970)
14. Ungamandadige Sajith Francis Fernando, Sri Lanka (M, 1960)
15. Vergara Elizabeth Imperial, Filippine (F, 1956)
16. Xia Jing Wen, China (M, 1965).

Fonte: Stranieriinitalia.it

30 novembre 2011

Cancellieri: "Immigrati risorsa, come faremmo senza di loro?"

Il neo ministro dell’Interno: "L'immigrazione va favorita nell'ambito delle leggi. Molte aziende, anche e soprattutto al Nord, esistono grazie ai lavoratori stranieri"
Roma – 30 novembre 2011 – "Primo: le leggi vanno rispettate, assolutamente, senza alcun tipo di flessione. Non ci possono essere  altre Rosarno. Secondo: l'immigrazione va favorita nell'ambito appunto delle leggi. Chi viene da Paesi lontani va considerato una risorsa, sempre".

Sono i due principi che guideranno l’azione sull’immigrazione del nuovo ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, come lei stessa ha spiegato oggi in un'intervista al quotidiano 'Il Mattino'.

Secondo la responsabile del Viminale, "un grande Paese, come e' l'Italia, deve favorire gli immigrati, aiutano il sistema a crescere''. “Molte aziende, anche e soprattutto al Nord, esistono grazie agli immigrati. Pensi solo per un attimo alle stalle in Emilia Romagna o alle concerie in Veneto, zone che conosco – spiega all’intervistatore - perche' ci ho lavorato da prefetto".

"Come faremmo – chiede infine Cancellieri - senza di loro?".

21 novembre 2011

Idv: "Immigrati sono risorsa per l'Italia, governo lavori a integrazione"

''Occorre che l'esecutivo dimostri che non esiste soltanto l'Europa delle banche e dei mercati, ma anche l'Europa degli esseri umani" ROMA, 18 novembre 2011 - ''Le forze politiche e i gruppi parlamentari facciano la loro parte e forniscano una risposta di civilta', in uno spirito di collaborazione istituzionale con il governo, per il riconoscimento dei diritti dei figli di immigrati che nascono in Italia, che ormai rappresentano il 20% del numero complessivo dei nati ogni anno''. E' quanto afferma in una nota il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando, firmatario di un disegno di legge per il riconoscimento dei diritti dei figli di immigrati nati in Italia. ''Occorre che l'esecutivo dimostri - ha spiegato Orlando - che non esiste soltanto l'Europa delle banche e dei mercati, ma anche l'Europa degli esseri umani. Gli immigrati rappresentano un'importante e insostituibile risorsa per il nostro Paese e occorre favorirne maggiormente l'integrazione''.

15 novembre 2011

«Immigrati linfa vitale per il Paese»

Napolitano chiede la cittadinanza per «i nuovi italiani» Sul lavoro «alt a raccomandazioni e favoritismi» MILANO - Nella girandola di consultazioni e appuntamenti cruciali per la vita della Repubblica, Giorgio Napolitano ha voluto mantenere l'impegno con i «nuovi italiani» - i cittadini «di origine immigrata» che a 18 anni scelgono la cittadinanza italiana - che si è svolto al Quirinale martedì mattina, nell'ambito delle iniziative per il 150 anni dell'unità. Il presidente della Repubblica è tornato in questa occasione ad affrontare il problema della cittadinanza dei molti immigrati che ormai da anni risiedono nel nostro Paese, affermando che rappresentano «una grande fonte di speranza» per l'Italia e servono anche loro a sostenere «il fardello del debito pubblico». E ha invitato «a riflettere su una possibile riforma delle modalità e dei tempi dell'assegnazione della cittadinanza». A questo proposito, ha ricordato la convergenza tra le forze politiche che già si era registrata alla Camera sull'argomento nel gennaio 2010. I figli di immigrati nati in Italia sono oltre mezzo milione, quelli che studiano nelle nostre scuole sono 700 mila, ma ancora pochi ottengono la cittadinanza. FONTE DI SPERANZA - Il presidente ha ricordato che senza di loro l'Italia oltre ad essere più vecchia «avrebbe meno potenzialità di sviluppo». «Sono convinto che i bambini e i ragazzi venuti con l'immigrazione facciano parte integrante dell'Italia di oggi e di domani», ha detto Giorgio Napolitano, aggiungendo che chi non capisce la portata del «fenomeno migratorio» e quanto servano gli immigrati all'Italia non sa guardare «alla realtà e al futuro». IL LEGAME CON LE ORIGINI - Dopo aver ricordato che in 20 anni, tra il 1991 e oggi la presenza dei residenti straniera è aumentata di 12 volte, il presidente ha rilevato che però «gli immigrati che sono diventati cittadini sono ancora relativamente pochi». «All'interno dei vari progetti di riforma delle norme sulla cittadinanza, la principale questione rimane oggi quella dei bambini e dei ragazzi», ha detto Napolitano. «Molti di loro non possono considerarsi formalmente nostri concittadini perché la normativa italiana non lo consente, ma lo sono nella vita quotidiana, nei sentimenti, nella percezione della propria identità». Napolitano è andato anche oltre, rivendicando per i giovani di origine immigrata non soltanto la cittadinanza, ma anche il legame con la loro cultura originaria. «L'importante - ha detto ancora Napolitano - è che vogliano vivere in Italia e contribuire al benessere collettivo condividendo lingua, valori costituzionali, doveri civici e di legge del nostro paese». LE REAZIONI - Il discorso di Napolitano è stato accolto positivamente dal Pd, che con Walter Veltroni ha chiesto di varare subito una legge sulla cittadinanza in Parlamento, e dall'Udc, ma anche dal sindacato Cisl. Intanto, prosegue la campagna «L'Italia sono anch'io», lanciata a giugno da un cartello di associazioni e sindacati che punta a riformare la legge sulla cittadinanza e riconoscere il diritto di voto, almeno a livello locale, di circa 5 milioni di immigrati regolari presenti in Italia. ALT A RACCOMANDAZIONI - Per il presidente è «indispensabile rimettere in moto - anche per nuovi italiani - l'ascensore sociale a lungo bloccato, mettendo al centro il merito che significa non solo equità, ma anche crescita» e per questo bisogna superare la logica «delle raccomandazioni» dando più spazio «alle capacità personali». L'Italia, ha detto il capo dello Stato, «deve diventare il più rapidamente possibile un Paese aperto ai giovani, deve offrire opportunità non viziate da favoritismi e creare per il lavoro sistemi assunzione trasparenti» che smentiscano «la convinzione che le raccomandazioni servano più dell'impegno personale». Le famiglie e lo Stato, ha aggiunto, «devono credere e investire nella formazione e nell'istruzione». Alla cerimonia al Quirinale erano presenti anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che negli anni passati ha appoggiato la battaglia parlamentare per dimezzare i tempi della cittadinanza e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Redazione online

12 novembre 2011

Liguria: si rinnova la consulta dell'immigrazione

Il termine ultimo per la presentazione delle domande e' il 31 dicembre. Al termine della procedura tutte le associazioni partecipanti saranno convocate in un'assemblea su base provinciale per lo svolgimento delle operazioni di voto Genova, 11 novembre 2011 La Consulta regionale ligure dell'immigrazione cambia faccia e si prepara a rinnovare una parte dei suoi membri. La Giunta regionale ha infatti approvato, su proposta dell'assessore all'immigrazione, Enrico Vesco, le modalita' per la designazione dei 12 rappresentanti dei cittadini stranieri immigrati su un totale di 34 esponenti che partecipano a titolo gratuito. Le associazioni rappresentative delle comunita' di immigrati che operano in Liguria, da almeno un anno, potranno presentare agli uffici regionali il proprio atto costitutivo, lo statuto e una relazione sulle attivita' svolte nell'ultimo anno. Insieme alla documentazione ogni associazione potra' presentare una sola candidatura, allegando il curriculum vitae. Potranno essere candidati i cittadini di stati non appartenenti all'Unione Europea, i richiedenti asilo e i rifugiati che abbiano raggiunto la maggiore eta' e siano regolarmente residenti in Liguria. Il termine ultimo per la presentazione delle domande e' il 31 dicembre. Al termine della procedura tutte le associazioni partecipanti saranno convocate in un'assemblea su base provinciale per lo svolgimento delle operazioni di voto. Costituita dalla Giunta regionale nel 2007 la consulta regionale per l'immigrazione e' un organismo chiamato ad esprimere pareri, a formulare proposte in tutti gli ambiti di intervento che coinvolgono l'immigrazione e a elaborare iniziative e strategie sulle problematiche inerenti la presenza degli stranieri in Liguria.

3 novembre 2011

Carta di soggiorno. Per i familiari non servono cinque anni di residenza

Il Tar del Piemonte ribalta l'intepretazione data finora da alcune Questure: l'anzianità quinquennale del permesso di soggiorno non risulta espressamente richiesto dalla norma. Leggi la sentenza Roma 3 novembre 2011 - Le fonti normative. L’articolo 9 del T.U. immigrazione (d.lgs. 286 del 1998), che disciplinava in passato la carta di soggiorno, è stato modificato, a seguito del recepimento da parte dell’Italia della direttiva europea n. 109 del 2003 (mediante il D.Lgs. n. 3 del 2007), che ha introdotto il Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, e prevede che “lo straniero in possesso, da almeno cinque anni, di un permesso di soggiorno in corso di validità, che dimostra la disponibilità di un reddito non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale e, nel caso di richiesta relativa ai familiari, di un reddito sufficiente secondo i parametri indicati nell'articolo 29, comma 3, lettera b) e di un alloggio idoneo che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica ovvero che sia fornito dei requisiti di idoneità igienico-sanitaria accertati dall'Azienda unità sanitaria locale competente per territorio, può chiedere al questore il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, per sè e per i familiari di cui all'articolo 29, comma 1.” L’articolo 29, richiamato dal citato articolo, regola il ricongiungimento familiare. Tra i familiari indicati al primo comma è indicato anche il coniuge non legalmente separato e di eta' non inferiore ai diciotto anni. Il comma 3 lettera b) dell’articolo 29 considera il reddito necessario ai fini del ricongiungimento familiare disponendo che questo deve essere non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale aumentato della metà dell'importo dell'assegno sociale per ogni familiare da ricongiungere. L’interpretazione dell’Amministrazione In alcuni casi, l’Amministrazione, anche se la norma di legge lo prevede espressamente, interpretando la direttiva in maniera restrittiva non rilascia, al familiare dello straniero che ha maturato il requisito per ottenere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, lo stesso titolo di soggiorno se, anche il familiare non risiede legalmente in Italia da almeno cinque anni. Il requisito della permanenza in Italia per almeno 5 anni ha origine dalla stessa direttiva europea che al punto sei del preambolo prevede che “La condizione principale per ottenere lo status di soggiornante di lungo periodo dovrebbe essere la durata del soggiorno nel territorio di uno Stato membro. Dovrebbe trattarsi di un soggiorno legale ed ininterrotto, a testimonianza del radicamento del richiedente nel paese in questione.” L’interpretazione del Tribunale Amministrativo Una recente sentenza del Tribunale Amministrativo del Piemonte (sentenza n. 1129 del 27 ottobre 2011), ribalta però tale interpretazione restrittiva. Nel caso di specie, si trattava di una richiesta di rilascio del permesso di soggiorno di cui all’articolo 9 del T.U. da parte di una cittadina albanese coniugata con un cittadino extracomunitario, che aveva richiesto ed ottenuto il permesso CE per soggiornanti di lungo periodo, per se e per i suoi figli. La Questura, aveva rigettato l’istanza motivando che la signora, non presentava il fondamentale requisito della permanenza regolare in Italia per almeno 5 anni. Inoltre, ad avviso della Questura, il rilascio del titolo di soggiorno di ex articolo 9 T.U. non sarebbe stato possibile in virtù dell’abrogazione del comma 4 dell’articolo 30 dello stesso T.U. ad opera del D.Lgs. 30 del 2007 (Il comma 4 abrogato prevedeva che “Allo straniero che effettua il ricongiungimento con il cittadino italiano o di uno Stato membro dell'Unione europea, ovvero con straniero titolare della carta di soggiorno di cui all'articolo 9, è rilasciata una carta di soggiorno”). Presentato il ricorso avverso il provvedimento di rigetto, la ricorrente non contestava il fatto che non risiedesse in Italia da un quinquennio, ma che, avendo il coniuge raggiunto il requisito per ottenere il permesso di soggiorno CE soggiornanti di lungo periodo, anch’essa, in qualità di familiare come previsto dall’articolo 29, ne avesse diritto. I Giudici amministrativi, richiamando ulteriori pronunce (in particolare il Tar Emilia Romagna, sentenza n. 253 del 2009 e il Tar Umbria, sentenza n. 263 del 2009), in contrasto con l’interpretazione dell’Amministrazione, hanno ritenuto che, ferma restando la verifica dei requisiti da riferire al nucleo familiare (reddito sufficiente e alloggio adeguato), l'anzianità quinquennale del permesso di soggiorno non risulta espressamente richiesta dalla norma, per il coniuge o i figli minori conviventi per i quali pure sia stato richiesto il titolo. Inoltre, per quanto riguarda l’abrogazione del comma 4 dell’articolo 30, è stata ritenuta norma comunque non in contraddizione con la previsione della possibilità, per chi ne abbia i requisiti, di chiedere detto titolo "per sé e per i familiari di cui all'art. 29, comma 1" La conseguenza di tale assunti, è stata l’accoglimento del ricorso e l’annullamento del provvedimento del Questore da parte del Tribunale Amministrativo. Avv. Andrea De Rossi

Colf e badanti. 0,03 € l’ora per l’assistenza integrativa. Chi se ne ricorda?

Circa trecentomila iscritti alla Cas.Sa.Colf, eppure i versamenti sono obbligatori. Servono a pagare indennità per ricoveri e parti alle lavoratrici, ma anche un’assicurazione per i datori i lavoro in caso di infortunio Roma – 3 novembre 2011 – Tre centesimi per ogni ora di lavoro. Possono sembrare pochi, ma è quanto basta per dare qualche tutela in più, tra l’altro “obbligatoria”, a colf, badanti e datori di lavoro domestico. Dal luglio dello scorso anno è attiva Cas.Sa.Colf, che paga ai lavoratori indennità giornaliere in caso di ricovero, convalescenza e parto e il rimborso integrale dei ticket sanitari per alcune prestazioni specialistiche effettuate presso il Servizio sanitario nazionale. Per i datori di lavoro prevede invece fino a 50 mila euro di copertura assicurativa in caso di responsabilità civile per gli infortuni di chi cura le loro case o i loro cari. Si tratta di uno strumento previsto dal contratto collettivo di lavoro domestico e l’iscrizione è obbligatoria. Vuol dire che tutti i datori di lavoro domestico dovrebbero versare ogni tre mesi, insieme ai contributi previdenziali, 0.03 euro centesimi per ogni ora retribuita ( 0,01 euro sono a carico del lavoratore, quindi possono essere trattenuti dalla paga). Quanti se ne ricordano? “Finora abbiamo registrato 162 mila versamenti, considerato che riguardano datori e lavoratori stimiamo di avere circa trecentomila iscritti. Contiamo però di arrivare a mezzo milione entro Natale” rivela a Stranieriinitalia.it Bruno Perin, Presidente della Cas.Sa.Colf. “Registriamo una situazione un po’ a macchia di leopardo, con molte iscrizioni, per esempio, in Lombardia o Piemonte, e dati sottodimensionati nel Lazio o in Campania”. Il meccanismo dei versamenti, certo, non aiuta. Sui bollettini trimestrali dei contributi bisogna infatti inserire nella casella “C.ORG” il codice “F2” mentre nel campo “importo” va il risultato della moltiplicazione delle ore retribuite nel trimestre per € 0,03. Abbastanza per mettere in crisi più di qualche datore di lavoro, alla faccia della tanto sbandierata semplificazione che dovrebbe contrastare il sommerso nel lavoro domestico. Non sarebbe stato più semplice alzare di tre centesimi l’importo orario dei contributi versati all’Inps, che poi avrebbe potuto fare le dovute divisioni? “Lo abbiamo chiesto, ma l’Inps ha detto che non è possibile. Anche perché i versamenti sono previsti dal contratto collettivo, non dalla legge” spiega il presidente di Cas.Sa.Colf. Questo significa che chi non li versa non rischia di trovarsi a casa gli ispettori dell’Inps, il lavoratore potrebbe però fargli causa per vedersi riconosciuti, ad esempio in caso di ricovero, le indennità garantite dalla Cassa. Perin, comunque, è ottimista. “Il risultato raggiunto finora è buono, soprattutto grazie al passaparola e all’opera di consulenti, caf e patronati, ma vogliamo far partire anche una campagna comunicazione. Operiamo in un settore particolare, con soggetti deboli, queste tutele sono importanti. La prossima volta che compilate i bollettini ricordatevi di Cas.Sa.Colf”. Elvio Pasca

30 ottobre 2011

Se gli immigrati vincono la corsa ai consumi

Tantissimi nuovi cittadini hanno preso d’assalto il nuovo megastore della Trony. Perché hanno la voglia, i mezzi e il coraggio di permettersi piccoli lussi. E aiutano anche il resto d’Italia a uscire dalla crisi Roma – 28 ottobre 2011 – C’è da chiedersi se faccia più notizia una città paralizzata dallo shopping o la scoperta che sono gli immigrati i protagonisti della corsa agli acquisti. Le cronache sull’inaugurazione del megastore Trony a Roma raccontano infatti che ieri c’erano soprattutto cittadini stranieri ad accalcarsi davanti alle vetrine e a uscire soddisfatti con le buste piene di televisori, smartphone e netbook. Per chi crede nella favoletta dell’immigrato povero e sfigato questo è un paradosso. Si incuriosisce, però, anche chi sa bene che le tasche dei cinque milioni di immigrati regolari che vivono in Italia non sono affatto vuote, però finora credeva che i loro redditi medio-bassi si esaurissero tra spese per il sostentamento, risparmi inviati in patria e impegni considerati più “seri”, come la rata del mutuo. In realtà, chi conosce a fondo questi consumatori non si stupisce affatto. “Sono giovani, hanno famiglia e un reddito stabile. Perché non dovrebbero spendere soldi? Nei loro acquisti sono oculati, ma proprio per questo motivo si affrettano a comprare quando ci sono offerte particolarmente convenienti” dice Giuseppe Albeggiani, amministratore di Etnocom, società specializzata in marketing e comunicazione interculturale. “Le catene distributive – aggiunge – conoscono l’importanza dei clienti immigrati, soprattutto se il loro posizionamento è basato sul prezzo, anche se questo è solo un acceleratore dell’acquisto. Credo infatti che chi ha comprato ieri approfittando degli sconti, avrebbe comunque comprato a Natale. L’immigrato ha un potenziale di acquisto più alto perché ha meno cose dell’italiano, quindi appena ha i soldi compra ciò che gli manca”. Il concetto è chiaro. Se ho già un ottimo ma vecchio televisore a tubo catodico, aspetterò prima di cambiarlo, al massimo, nell’attesa, acquisterò un decoder digitale. Se invece sono arrivato in Italia, ho trovato lavoro, ma non ho ancora un televisore tutto mio, appena risparmio un po’ di soldi compro il migliore che posso permettermi. C’è poi il valore di status symbol che hanno alcuni prodotti. L’esempio principe sono probabilmente gli smartphone, che secondo i dati di Etnocom sono in tasca a un immigrato su cinque. Uno strumento di comunicazione evoluto è importante per chi ha un network allargato, serve a lavorare, ma anche a chiamare via skype amici e parenti sparsi per il mondo. Avere però l’ultima versione dell’Iphone significa anche concedersi quello che gli esperti chiamano “un lusso sostenibile”. Se sento che in Italia ho raggiunto quello che per me è benessere, perché non comprarmi, anche a costo di qualche sacrificio, la Ferrari dei telefonini? Perché non dimostrare a me e agli altri che, nel mio piccolo, ce l’ho fatta? La telefonia, del resto, è uno dei settori trainanti dei cosiddetti consumi etnici. “Gli immigrati attivano quasi tre milioni di schede sim ogni anno con i vari operatori e spendono ogni mese più degli italiani. Chi pensa che si accontentino solo di telefonini di fascia bassa o di vecchia generazione è in errore, quello che è successo da Trony lo dimostra” conferma Gianluca Bellei, amministratore di Isi 2002, società specializzata nella vendita di servizi, anche telefonici, agli immigrati. E così, anche in un periodo nero per tutte le tasche, gli immigrati hanno comunque voglia di concedersi qualche piccola e meritata soddisfazione. Continuano a spendere, rilanciano i consumi e ci regalano un po’ di ottimismo, ingrediente raro, ma indispensabile, per uscire dalla crisi. Elvio Pasca

Gli immigrati per lo Stato? Un “affare” da 1,2 miliardi

Versano in tasse e contributi più di quello che ricevono in prestazioni pubbliche. L’analisi di Valeria Benvenuti (Fondazione Leone Moressa) e Andrea Stuppini (Regione Emilia Romagna) nel Dossier Statistico Immigrazione Caritas Migrantes Roma - 28 ottobre 2011 - Gli immigrati danno più di quello che ricevono. Belle parole? Sì, ma suffragate dai numeri. È infatti di 1,2 miliardi la differenza tra ciò che i cittadini stranieri versano a fisco e previdenza italiana e la spesa pubblica a loro dedicata, ad esempio per prestazioni sanitarie o servizi sociali. Lo rivela un dettagliato studio di Valeria Benvenuti (Fondazione Leone Moressa) e Andrea Stuppini (Regione Emilia Romagna) sull’impatto fiscale dell’immigrazione contenuto nel Dossier Statistico Immigrazione presentato ieri da Caritas Migrantes. Lo pubblichiamo integralmente qui sotto per gentile concessione degli autori.

22 ottobre 2011

Permessi di soggiorno. “Legittimamente in Italia” anche chi attende rilascio o rinnovo

Lo prevede un articolo della bozza del decreto sviluppo che modificherà il Testo Unico sull’Immigrazione. Potrebbe sancire, una volta per tutte, il valore del cedolino
Roma – 20 ottobre 2011 – Chi ha in tasca la ricevuta della domanda di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno è a tutti gli effetti un immigrato regolare.

Lo spiegò già nel 2006 una direttiva dell’allora ministro dell’interno Giuliano Amato, ma presto potrebbe sancirlo una volta per tutte anche il Testo Unico sull’immigrazione. Un modo per togliere ogni dubbio a qualche sbadato ufficio della pubblica amministrazione, ma anche ai datori di lavoro che, di fronte all’esibizione del cosiddetto “cedolino”, spesso non sanno come comportarsi.

La novità è nella bozza del Decreto Legge sullo sviluppo a cui sta lavorando il governo. Dice che il lavoratore straniero “in attesa del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno“ può “legittimamente soggiornare in Italia e svolgere l'attività lavorativa”. Questo “fino ad un'eventuale comunicazione dell'Autorità di pubblica sicurezza, da notificare anche al datore di lavoro, con l'indicazione dell'esistenza di motivi ostativi al rilascio del permesso o al rinnovo”.

Per usufruire di questa possibilità, il lavoratore deve aver chiesto il primo rilascio del permesso quando ha firmato il contratto di soggiorno oppure deve aver presentato domanda di rinnovo entro sessanta giorni dalla scadenza del documento. Naturalmente, per dimostrarlo, dovrà avere con se la ricevuta con la data. Cioè il solito cedolino.


Parliamo di una bozza, che comunque potrebbe essere modificata o addirittura scomparire. Per saperne di più non rimane che aspettare il varo definitivo del tanto atteso Decreto Sviluppo.
Elvio Pasca

L’identità europea? È sempre più meticcia

 I figli di coppie miste in gran Bretagna sono diventati la minoranza più numerosa del Paese. Anche in Italia crescono sempre più velocemente, tanto da meritarsi due caselle del Censimento

Roma – 17 ottobre 2011 - I figli della globalizzazione in Gran Bretagna sono già due milioni, il 2% della popolazione,  e raddoppieranno entro il duemilaventi, continuando poi a crescere sempre più velocemente. I loro genitori hanno nazionalità diverse, sono quelli che, nell’ultimo censimento del Regno Unito, avrebbero dovuto barrare la casella “razza mista”.

È uno studio della Bbc citato oggi da Repubblica a dare un quadro aggiornato di questa generazione dalla doppia identità, o, meglio, dall’identità meticcia, che è diventata la minoranza più numerosa in Gran Bretagna. Presto potrebbe accadere anche nel resto del Continente se l’isola si confermerà ancora una volta anticipatrice di tendenze che coinvolgono poi tutta l’Europa.

Lo studio dimostra che questi ragazzi sono tutt’altro che “disagiati”. Il 79 percento raggiunge gli standard di eccellenza scolastica stabiliti dal ministero dell’istruzione per i bambini di dieci anni, “la stessa percentuale dei figli di britannici di origine indiana, mentre i figli dei bianchi che ottengono lo stesse livello accademico sono il 77 percento, quelli di pachistani e bengalesi il 67, quelli dei neri il 65” scrive il quotidiano.

“Due etnie, due nazionalità, due lingue, al posto di una sola: è dunque questo il nostro domani” avverte il rapporto della Bbc. E intanto, la prima sfida, sarebbe definire questa categoria con un nome migliore di quel “razza mista” che presupporrebbe l’esistenza di una razza, diversa da quella umana, ancora tutta da dimostrare.

E in Italia? L’Istat ha già documentato la crescita inarrestabile dei figli di coppie miste, cioè con almeno un genitore italiano (24mila nel 2008, 25mila nel 2009, oltre 30mila lo scorso anno), ai quali andrebbero aggiunti anche i figli di immigrati di nazionalità diverse che hanno messo su famiglia insieme nel nostro Paese.

Nei questionari del censimento che si stanno riempiendo in questi giorni tutta Italia ci sono anche le domande “Dove è nata Sua madre?” e “Dove è nato Suo padre?”. L’occasione giusta per capire (se ci fosse bisogno di ulteriori conferme) quanto l’Italia sia già un Paese meticcio.

12 ottobre 2011

Milano entra nel Network delle città interculturali

Insieme ad Comuni italiani promuoverà l’integrazione e definirà buone prassi di governo dell’immigrazione. Majorino: "Una scelta ovvia, dopo gli anni della paura torniamo ad essere un luogo di incontro" Roma – 10 ottobre 2011 - Il Comune di Milano è entrato a far parte del network italiano delle città interculturali, a cui già aderisconocittà come Genova, Torino e Reggio Emilia. Il Network intende promuovere un’azione di sensibilizzazione ai valori positivi della diversità culturale intesa come una risorsa e non come una minaccia. Ne fanno parte città che collaborano sui temi dell'integrazione e delle politiche di governance dell’immigrazione, definendo e mettendo in rete buone prassi di governo locali, per migliorare il dialogo interculturale e la partecipazione delle varie comunità alla loro vita. “L’adesione alla rete delle città interculturali rappresenta per noi una cosa ovvia” dice l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino. “Siamo convinti che Milano, dopo gli anni della “paura” e della diffidenza debba tornare ad essere la città degli ‘attraversamenti’, degli intrecci, dell’incontro tra popoli dalle diverse biografie. In questo quadro, per esempio, le azioni che stiamo intraprendendo per le cosiddette seconde generazioni sono per noi un impegno importante e prioritario a cui daremo continuità”. Secondo l’assessore alla Cultura Stefano Boeri, "Milano non ha alcun bisogno di integrazione. E' già una città-mondo ricchissima di tradizioni e culture, ospitando quasi 200 comunità straniere che a Milano lavorano, studiano, vivono. E che vogliono partecipare alla crescita di questa città, generosa ma anche esigente, che chiede il contributo di tutti: da un lato perché vuole che nessuno si senta escluso, dall'altro per arricchirsi sempre di più”.

Eugert Zhupa, il campione al traguardo della cittadinanza italiana

Dopo esser cresciuto qui, in questi giorni prenderà il passaporto tricolore. Intanto la giovane promessa del ciclismo si aggiudica la gara dedicata ai 150 anni dell’Unità Roma – 11 ottobre 2011 - È indossando una maglia rossa con l’aquila albanese sul petto che il giovane ciclista Eugert Zhupa sabato scorso ha vinto la sua quinta gara stagionale. Primo tra i centotrentaquattro partecipanti alla gara organizzata a Basilicagioano dal gruppo sportivo Parmense per celebrare i centocinquant’anni dell'Unità d'Italia. Il ventunenne Zhupa è in Italia da quindici anni e vive a Scandiano, vicino Reggio Emilia. Ha iniziato a gareggiare in bici a tredici anni, vincendo quattro gare con la Ciclistica 2000 di Rubiera per poi passare alla Nial Nizzoli di Correggio con la quale si aggiudica altre sette vittorie. Oggi è tra le file dell’Unione Ciclistica Trevigiani e milita tra i dilettanti under 23. In questa stagione ha vinto quattro gare oltre a quella di sabato, a Mareno, San Vendemiano, e una su strada e una su pista in Albania. Le tante vittorie e la giovane età potranno presto aprirgli la strada del professionismo, ma non è questo l' unico traguardo che insegue. Il ragazzo che corre con la maglia rossonera, soprannominato dai compagni “l’Aquila dell’Albania”, dopo tanti anni passati in Italia prenderà solo tra pochi giorni la cittadinanza tricolore. La vittoria nella gara dedicata ai 150 anni della sua nuova patria sarà di buon augurio. Leggi anche: Eugert Zhupa çiklisti kampion që garon me fanellën kuqezi (Shqiptariiitalise.com) Ke.Bi.

I vescovi: "Regolarizzare chi lavora"

Miglio (Cei): "Tanti hanno già un’occupazione eppure continuano ad essere clandestini. Favorire contatti tra i migranti e i familiari rimasti in patria" Roma – 11 ottobre 2011 - - Il bene dell'Italia "non può prescindere da quello dell'Europa" e, in particolare, dalla situazione dei Paesi da dove arrivano molti immigrati. E' il messaggio che monsignor Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del Comitato per le Settimane Sociali dei cattolici italiani, lancia da Chisinau in apertura della prima Settimana Sociale dei cattolici moldavi, che si chiuderà sabato prossimo. "Nel corso della nostra ultima Settimana Sociale, a Reggio Calabria, uno dei punti di riflessione - ricorda monsignor Miglio in un'intervista al Servizio Informazione Religiosa - era 'includere le nuove presenze', pensando agli immigrati e ai loro figli nati in Italia, e al bisogno che la nostra società ha di loro. Qui, invece, si vede la realtà migratoria da parte delle famiglie, delle donne che vanno a lavorare all'estero lasciando marito e figli". La Moldova e' il Paese più povero dell'Est europeo e un quarto della sua popolazione è emigrato, soprattutto in Italia. L’esponente della Cei invita pertanto ad "avere un senso di responsabilità verso questo Paese" e sottolinea la necessità di "una promozione di politiche familiari a vasto raggio, che riguardi non solo i Paesi dell'Unione europea ma tutto il continente". Miglio chiede poi di "favorire con tutti i mezzi possibili contatti più frequenti tra chi emigra e i familiari rimasti a casa", anche agendo sul "lavoro sommerso”. Si dovrebbe quindi facilitare “ la regolarizzazione di tanti che un lavoro ce l'hanno, magari come badanti nelle nostre famiglie, eppure continuano ad essere 'clandestini'".

7 ottobre 2011

Già diecimila sì per la riforma della cittadinanza e il diritto di voto

Inizia bene la raccolta firme per le due proposte di legge di iniziativa popolare della campagan "l’Italia sono anch’io". Miraglia (Arci): "Sono temi che ai cittadini interessano, stiamo parlando del futuro dell’Italia" Roma – 6 ottobre 2011 – Cambiare le regole sulla cittadinanza rendendo subito italiane le seconde generazioni e far votare gli immigrati alle elezioni amministrative. I due traguardi della campagna "l’Italia sono anch’io" appaiono ancora lontani, ma intanto, lo scorso week end, c’è stato un salto in avanti. Sono già diecimila le firme raccolte in tutta Italia sotto ognuna delle due proposte di legge di iniziativa popolare promosse da una ventina di associazioni. Ne mancano quarantamila, da raccogliere entro la fine di febbraio, poi si potrà bussare al Parlamento. "Il risultato finora è ottimo. La gente è interessata, si ferma a informarsi, discutere e firmare. Per noi è la conferma della bontà dell’idea che è alla base di questa iniziativa: investire il territorio, tutti i cittadini, di una discussione positiva sull’immigrazione, lontana dalla solita chiave di paura e insicurezza strumentale ad una certa politica" dice a Stranieriinitalia.it Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci. "L’anno scorso – aggiunge - sono nati in Italia 78mila bambini che dovranno aspettare diciotto anni per diventare italiani. La domanda su quale debba essere il loro futuro, e quindi il futuro di tutto il nostro Paese, interessa la gente, ci investe tutti. Dovrebbe quindi interessare anche la politica". Diritto di voto per gli immigrati e riforma della cittadinanza non sono però temi nuovi per il Parlamento. Le proposte di legge presentate finora si sono sempre arenate. Perché quelle di questa campagna popolare dovrebbero avere un destino diverso? "Perché vengono dal basso e la politica non le può ignorare" risponde Miraglia. "Le nostre sono proposte semplici e chiare sulle quali è facile schierarsi. Sono una sorta di referendum su un’idea di governo dell’immigrazione che guardi davvero al futuro. Un dibattito pubblico al quale la politica non deve più sottrarsi". Intanto, la caccia alle firme continua. Lo scorso week end erano attivi una trentina di comitati locali, intanto se ne stanno costituendo altri in tutte le regioni e le città, dal Trentino alla Sicilia, dal Friuli alla Sardegna. "Presto i comitati raddoppieranno. Non vorrei sbilanciarmi troppo, ma se continua così supereremo abbondantemente le cinquantamila firme sotto entrambe le nostre proposte". Elvio Pasca

5 ottobre 2011

Quei figli di immigrati in cerca di identità

Marco Mirabile «Genitori immigrati e figli di seconda generazione» è il titolo del convegno organizzato dal Tavolo immigrazione e cittadinanza del Comune di Parma, ospitato nell’auditorium dell'Ipsia "Primo Levi": dieci ore di libero confronto sul tema delle «seconde generazioni», i ragazzi figli di immigrati nati o arrivati giovanissimi in Italia, un tema specifico e diverso da quello più generico di «immigrazione». L'incontro si è aperto con gli interventi degli studenti stranieri e italiani, che hanno ragionato sulle loro esperienze di vita quotidiana, provocando alcune importanti riflessioni. «Questi interventi sono un’occasione di vera crescita per noi adulti, abituati a non affrontare criticamente la realtà dell’integrazione - ha detto Adriano Cappellini, dirigente dell’istituto professionale -. I ragazzi hanno la capacità di cogliere le criticità e gli aspetti positivi della vita sociale, da loro arriva un aiuto a noi italiani per capire come gestire il fenomeno». «L’Ipsia - continua Cappellini - è una scuola che ha il 40% degli iscritti di origine straniera, ben quarantacinque etnie. Avere studenti di seconda generazione è una risorsa, molti di loro hanno evidenti doti linguistiche e capacità di mediazione culturale. Ma sono ragazzi che scontano alcune difficoltà psicologiche e sociologiche, che vivono due faticose realtà: l’identità della famiglia di origine, e la società italiana in cui loro si riconoscono, che però non riconosce loro». Dal dibattito è emerso che i figli di seconda generazione non hanno un’identità strettamente legata al concetto di nazione, ma ragionano sull'identità di appartenenza all’umanità e al mondo. «Parma ha un alto tasso di integrazione - ha dichiarato Leonor Grossi, vicecoordinatrice del Tavolo immigrazione e cittadinanza -. Gli stranieri regolari sono il 14%, circa 26.450 cittadini extracomunitari in regola e residenti in città. Sono dati sui cui dobbiamo ragionare tutti assieme, che rendono prioritario il dialogo tra italiani e stranieri, tra adulti e ragazzi, proprio com'è avvenuto qui all’Ipsia. Quando c'è relazione, si trovano soluzioni». Il convegno è proseguito con gli interventi di Maruan Oussaifi dell’associazione Anolf-Seconde generazioni (Associazione nazionale Oltre le frontiere) e di Cleòphas Adrien Dioma del Tavolo immigrazione. Nel pomeriggio sono intervenuti Simone Ferrarini, pittore e docente di progetti sul graffitismo, e il sociologo Adel Jabbar. Fonte: Gazzetta di Parma.it

24 luglio 2011

Formazione, lingua, diritto di voto: l’agenda europea per l’integrazione

 Malmström: "I migranti bene integrati sono una risorsa, arricchiscono le nostre società dal punto di vista culturale ed economico Devono poter partecipare pienamente alle loro nuove comunità. Finora scarso successo"


Roma – 21 luglio 2011 – Stop alle discriminazioni, riconoscimento dei titoli, formazione linguistica e professionale, diritto di voto. Sono alcune delle priorità indicate dalla Commissione Europea, che ha adottato ieri un’ "Agenda per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi" per accrescere i benefici economici, sociali e culturali delle migrazioni in Europa. L'agenda pone l'accento sulla piena partecipazione dei migranti a tutti gli aspetti della vita collettiva e sottolinea il ruolo determinante delle autorità locali.
"Per la riuscita dell'integrazione occorre che i migranti abbiano la possibilità di partecipare pienamente alle loro nuove comunità. Imparare la lingua del paese di accoglienza, poter accedere all'occupazione e all'istruzione e disporre della capacità socioeconomica di autosostentarsi sono elementi fondamentali di un’integrazione riuscita” ha detto Cecilia Malmström, Commissaria europea per gli affari interni.
Secondo Malmström, finora “l’integrazione dei migranti in Europa ha avuto scarso successo. Ognuno di noi deve fare di più: nell'interesse delle persone che arrivano qui, ma anche in considerazione del fatto che i migranti bene integrati sono una risorsa per l’UE, poiché arricchiscono le nostre società dal punto di vista culturale ed economico”.
La Commissione ritiene che assicurare ai migranti gli stessi diritti e le stesse responsabilità dei cittadini dell'UE è un elemento centrale del processo di integrazione. La discriminazione e il mancato riconoscimento dell'istruzione e dell'esperienza acquisite al di fuori dell'UE sono alcuni degli ostacoli che pongono i migranti a rischio di disoccupazione, sottoccupazione e sfruttamento.
L'integrazione deve iniziare nei luoghi in cui le persone si incontrano ogni giorno (posto di lavoro, scuola, spazi pubblici, ecc.). Le misure volte a rafforzare la partecipazione democratica potrebbero comprendere la formazione e il mentoring, l'agevolazione del voto dei migranti in occasione delle elezioni comunali, la creazione di organismi consultivi locali, regionali e nazionali o anche la promozione dell'imprenditorialità, della creatività e dell'innovazione.
Le competenze linguistiche aprono le porte a migliori opportunità di lavoro, favoriscono i contatti sociali e assicurano indipendenza ai migranti. Questo aspetto è particolarmente importante per le donne immigrate, che altrimenti possono ritrovarsi relativamente isolate. L'Agenda europea per l'integrazione sottolinea che la formazione linguistica e i programmi di accoglienza devono essere accessibili finanziariamente e geograficamente.
Il processo di integrazione richiede inoltre una stretta collaborazione tra i governi nazionali, che rimangono responsabili della definizione delle loro politiche di integrazione, e le autorità locali o regionali e gli attori non statali, che spesso sono competenti per l'attuazione concreta delle misure di integrazione. L’UE sostiene tali misure attraverso i suoi strumenti, e i prossimi finanziamenti dell'UE potrebbero riguardare in modo più specifico la promozione dell'integrazione a livello locale.

Video

Share

Twitter Delicious Facebook Digg Stumbleupon Favorites More