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12 ottobre 2011

Milano entra nel Network delle città interculturali

Insieme ad Comuni italiani promuoverà l’integrazione e definirà buone prassi di governo dell’immigrazione. Majorino: "Una scelta ovvia, dopo gli anni della paura torniamo ad essere un luogo di incontro" Roma – 10 ottobre 2011 - Il Comune di Milano è entrato a far parte del network italiano delle città interculturali, a cui già aderisconocittà come Genova, Torino e Reggio Emilia. Il Network intende promuovere un’azione di sensibilizzazione ai valori positivi della diversità culturale intesa come una risorsa e non come una minaccia. Ne fanno parte città che collaborano sui temi dell'integrazione e delle politiche di governance dell’immigrazione, definendo e mettendo in rete buone prassi di governo locali, per migliorare il dialogo interculturale e la partecipazione delle varie comunità alla loro vita. “L’adesione alla rete delle città interculturali rappresenta per noi una cosa ovvia” dice l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino. “Siamo convinti che Milano, dopo gli anni della “paura” e della diffidenza debba tornare ad essere la città degli ‘attraversamenti’, degli intrecci, dell’incontro tra popoli dalle diverse biografie. In questo quadro, per esempio, le azioni che stiamo intraprendendo per le cosiddette seconde generazioni sono per noi un impegno importante e prioritario a cui daremo continuità”. Secondo l’assessore alla Cultura Stefano Boeri, "Milano non ha alcun bisogno di integrazione. E' già una città-mondo ricchissima di tradizioni e culture, ospitando quasi 200 comunità straniere che a Milano lavorano, studiano, vivono. E che vogliono partecipare alla crescita di questa città, generosa ma anche esigente, che chiede il contributo di tutti: da un lato perché vuole che nessuno si senta escluso, dall'altro per arricchirsi sempre di più”.

Eugert Zhupa, il campione al traguardo della cittadinanza italiana

Dopo esser cresciuto qui, in questi giorni prenderà il passaporto tricolore. Intanto la giovane promessa del ciclismo si aggiudica la gara dedicata ai 150 anni dell’Unità Roma – 11 ottobre 2011 - È indossando una maglia rossa con l’aquila albanese sul petto che il giovane ciclista Eugert Zhupa sabato scorso ha vinto la sua quinta gara stagionale. Primo tra i centotrentaquattro partecipanti alla gara organizzata a Basilicagioano dal gruppo sportivo Parmense per celebrare i centocinquant’anni dell'Unità d'Italia. Il ventunenne Zhupa è in Italia da quindici anni e vive a Scandiano, vicino Reggio Emilia. Ha iniziato a gareggiare in bici a tredici anni, vincendo quattro gare con la Ciclistica 2000 di Rubiera per poi passare alla Nial Nizzoli di Correggio con la quale si aggiudica altre sette vittorie. Oggi è tra le file dell’Unione Ciclistica Trevigiani e milita tra i dilettanti under 23. In questa stagione ha vinto quattro gare oltre a quella di sabato, a Mareno, San Vendemiano, e una su strada e una su pista in Albania. Le tante vittorie e la giovane età potranno presto aprirgli la strada del professionismo, ma non è questo l' unico traguardo che insegue. Il ragazzo che corre con la maglia rossonera, soprannominato dai compagni “l’Aquila dell’Albania”, dopo tanti anni passati in Italia prenderà solo tra pochi giorni la cittadinanza tricolore. La vittoria nella gara dedicata ai 150 anni della sua nuova patria sarà di buon augurio. Leggi anche: Eugert Zhupa çiklisti kampion që garon me fanellën kuqezi (Shqiptariiitalise.com) Ke.Bi.

I vescovi: "Regolarizzare chi lavora"

Miglio (Cei): "Tanti hanno già un’occupazione eppure continuano ad essere clandestini. Favorire contatti tra i migranti e i familiari rimasti in patria" Roma – 11 ottobre 2011 - - Il bene dell'Italia "non può prescindere da quello dell'Europa" e, in particolare, dalla situazione dei Paesi da dove arrivano molti immigrati. E' il messaggio che monsignor Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del Comitato per le Settimane Sociali dei cattolici italiani, lancia da Chisinau in apertura della prima Settimana Sociale dei cattolici moldavi, che si chiuderà sabato prossimo. "Nel corso della nostra ultima Settimana Sociale, a Reggio Calabria, uno dei punti di riflessione - ricorda monsignor Miglio in un'intervista al Servizio Informazione Religiosa - era 'includere le nuove presenze', pensando agli immigrati e ai loro figli nati in Italia, e al bisogno che la nostra società ha di loro. Qui, invece, si vede la realtà migratoria da parte delle famiglie, delle donne che vanno a lavorare all'estero lasciando marito e figli". La Moldova e' il Paese più povero dell'Est europeo e un quarto della sua popolazione è emigrato, soprattutto in Italia. L’esponente della Cei invita pertanto ad "avere un senso di responsabilità verso questo Paese" e sottolinea la necessità di "una promozione di politiche familiari a vasto raggio, che riguardi non solo i Paesi dell'Unione europea ma tutto il continente". Miglio chiede poi di "favorire con tutti i mezzi possibili contatti più frequenti tra chi emigra e i familiari rimasti a casa", anche agendo sul "lavoro sommerso”. Si dovrebbe quindi facilitare “ la regolarizzazione di tanti che un lavoro ce l'hanno, magari come badanti nelle nostre famiglie, eppure continuano ad essere 'clandestini'".

7 ottobre 2011

Già diecimila sì per la riforma della cittadinanza e il diritto di voto

Inizia bene la raccolta firme per le due proposte di legge di iniziativa popolare della campagan "l’Italia sono anch’io". Miraglia (Arci): "Sono temi che ai cittadini interessano, stiamo parlando del futuro dell’Italia" Roma – 6 ottobre 2011 – Cambiare le regole sulla cittadinanza rendendo subito italiane le seconde generazioni e far votare gli immigrati alle elezioni amministrative. I due traguardi della campagna "l’Italia sono anch’io" appaiono ancora lontani, ma intanto, lo scorso week end, c’è stato un salto in avanti. Sono già diecimila le firme raccolte in tutta Italia sotto ognuna delle due proposte di legge di iniziativa popolare promosse da una ventina di associazioni. Ne mancano quarantamila, da raccogliere entro la fine di febbraio, poi si potrà bussare al Parlamento. "Il risultato finora è ottimo. La gente è interessata, si ferma a informarsi, discutere e firmare. Per noi è la conferma della bontà dell’idea che è alla base di questa iniziativa: investire il territorio, tutti i cittadini, di una discussione positiva sull’immigrazione, lontana dalla solita chiave di paura e insicurezza strumentale ad una certa politica" dice a Stranieriinitalia.it Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci. "L’anno scorso – aggiunge - sono nati in Italia 78mila bambini che dovranno aspettare diciotto anni per diventare italiani. La domanda su quale debba essere il loro futuro, e quindi il futuro di tutto il nostro Paese, interessa la gente, ci investe tutti. Dovrebbe quindi interessare anche la politica". Diritto di voto per gli immigrati e riforma della cittadinanza non sono però temi nuovi per il Parlamento. Le proposte di legge presentate finora si sono sempre arenate. Perché quelle di questa campagna popolare dovrebbero avere un destino diverso? "Perché vengono dal basso e la politica non le può ignorare" risponde Miraglia. "Le nostre sono proposte semplici e chiare sulle quali è facile schierarsi. Sono una sorta di referendum su un’idea di governo dell’immigrazione che guardi davvero al futuro. Un dibattito pubblico al quale la politica non deve più sottrarsi". Intanto, la caccia alle firme continua. Lo scorso week end erano attivi una trentina di comitati locali, intanto se ne stanno costituendo altri in tutte le regioni e le città, dal Trentino alla Sicilia, dal Friuli alla Sardegna. "Presto i comitati raddoppieranno. Non vorrei sbilanciarmi troppo, ma se continua così supereremo abbondantemente le cinquantamila firme sotto entrambe le nostre proposte". Elvio Pasca

5 ottobre 2011

PROGETTO MY WORKER - FEROCI(CARITAS):"POLITICI SI IMPEGNINO PER LAVORO" SOLDINI(CGIL):"INIZIATIVA POPOLARE PRO DIRITTI FONDAMENTALI'". CENTRELLA(UGL):"PRONTI A CONTRASTARE OGNI ILLEGALITA'"

Nonostante la difficile situazione che il Paese attraversa,la disoccupazione che si allarga, le difficoltà dei giovani ad entrare nel mondo del lavoro, tanto da contare oltre due milioni di giovani che stanno abbandonando ogni speranza di trovare un lavoro, le prospettive di un flebile recupero economico finanziario del Paese, ci si deve adoperare per trovare "spiragli positivi" ed il progetto MY Worker va proprio in questo senso : è in sostanza quanto affermato da Mons. Enrico Feroci, Direttore della Caritas di Roma alla presentazione del Progetto My Worker, un sito on line per l'incontro della domanda e dell'offerta di lavoro legale degli immigrati in Italia, realizzato da giovani laureati italiani e immigrati coordinati dal SEI UGL (vedi: http://www.italiannetwork.it/video.aspx?id=1000). Mons. Feroci ha ricordato, tra l'altro, le parole del Papa nella Enciclica Caritas in veritate, in cui sottolinenando il positivo apporto degli immigrati al Paese di accoglienza che al Paese d'origine grazie al loro lavoro ed alle rimesse, afferma come gli immigrati non possano essere considerati un semplice fattore di produzione ma siano soggetti di diritti fondamentali inalienabili. Eppure, il direttore della Caritas ha fatto presente il paradosso del nostro Paese in cui si è consapevole dell'importanza che i nuovi arrivati rivestono per l'economia ma al tempo stesso si è reticenti e timorosi nel concedere i diritti che spettano loro come cittadini e lavoratori. Serve, dunque agli immigrati "impegno" al posto della rassegnazione e "creatività" al posto dell'abitudinario. Con il progetto My Worker, dunque, voi siete un esempio" ha stigmatizzato Mons. Feroci, che non ha mancato di rilevare le inefficienze delle stesse istituzioni ricordando come dall'ultimo Dossier statistico sull'immigrazione - in preparazione - si evinca come le domande dei permessi di soggiorno scadute si equivalgano al numero dei nuovi ingressi, vanificando così il processo di inserimento degli immigrati già avviato. Un ciclo devastante già vissuto, purtroppo, dalla emigrazione italiana in Germania, dove solo un emigrato italiano su otto si è potuto inserire nella società tedesca. Monsignor Feroci non ha prospettato false speranze, facendo presente come nella situazione attuali siano pochi i posti di lavoro disponibili rispetto alla massa dellr richieste ma si tratta pur sempre di lavoro che risolve le esigenze di un certo numero di lavoratori immigrati e come tale va perseguito e favorito. In questo senso, dunque, il progetto MY worker rappresenta un valido strumento. Ma il prelato ha concluso lanciando anche un appello ai politici perchè si impegnino per "una società dove il lavoro non manchi e non sia un fattore sporadico ed intermittente". E sui meccanismi "irrazionali" che caratterizzano l'ingresso degli immigrati nel mondo del lavoro del nostro Paese si è soffermato il responsabile dell'Area Immigrazione della CGIL, Piero Soldini.... "Meccanismi" che hanno adito a situazioni di iniquità e sfruttamento voluto a vantaggio delle esigenze produttive di alcune aree del Paese, vedi quelle agricole - ha denunciato l'esponente della CGIL....che ha sottolineato l'importanza delle due proproste di legge di iniziativa popolare sul riconoscimento della cittadinanza e la concessione del voto amministrativo degli immigrati: un diritto fondamentale negato a quanti lavorano per il nostro Paese... Mentre, occorrerebbe riconoscere l'apporto ed il valore di molti giovani lavoratori immigrati, ha fatto presente il Presidente dell'Associazione "Nessun luogo è lontano", Fabrizio Molina, rilevando il livello di preparazione del team di giovani che hanno elaborato e messo a punto lo stesso Progetto My Worker. Sull'azione comune dei due sindacati CGIL e UGL nell'ambito delle battaglie per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori stranieri in Italia ha aperto il Segretario Generale dell'UGL Giovanni Centella, che comunque non ha mancato di sottolineare come la funzione del sindacato sia estranea all'ìintervento politico. Un'azione comune che dovrebbe essere portata avanti in tutti i campi - ha fatto presente l'esponente della UGL - in un momento così delicato come quello che sta attraversando il nostro Paese, con un'economia che va a rotoli e che non cresce. Una riflessione ed un invito a tutte le forze sindacali e politiche di maggioranza e di opposizione ad unirsi per portare fuori dalle acque agitate in cui versa il Paese per lasciare solo ad un momento successivo l'affermazione delle diverse posizioni. Convinto plauso di Centrella all'iniziativa promossa dal SEI UGL con My Worker ma anche al complesso dall'azione che il Presidente del SEI UGL Luciano Lagamba sta portando avanti nella concretizzazione della mission che il sindacato della UGL conduce nella società italiana ed a livello internazionale. Un'iniziativa seria che assicura i diritti di entrambe le parti dando risposta alle esigenze fondamentali dei lavoratori e dei cittadini. Il Segretario dell'UGL non ha mancato di ricordare le difficoltà che i lavoratori italiani hanno incontrato nel loro passato migratorio quando spesso si leggeva all'ingresso dei servizi pubblici di alcuni Paesei come fosse vietato l'accesso "ai cani" ed agli "immigrati". Un'azione d'intervento a tutela di cittadini e lavoratori che Centella ha esteso a tutto il contesto italiano, sottolineando come il sindacato della UGL sia pronto a combattere illegalità e discriminazioni in tutti gli ambiti della vita sociale.(03/10/2011-ITL/ITNET)

Quei figli di immigrati in cerca di identità

Marco Mirabile «Genitori immigrati e figli di seconda generazione» è il titolo del convegno organizzato dal Tavolo immigrazione e cittadinanza del Comune di Parma, ospitato nell’auditorium dell'Ipsia "Primo Levi": dieci ore di libero confronto sul tema delle «seconde generazioni», i ragazzi figli di immigrati nati o arrivati giovanissimi in Italia, un tema specifico e diverso da quello più generico di «immigrazione». L'incontro si è aperto con gli interventi degli studenti stranieri e italiani, che hanno ragionato sulle loro esperienze di vita quotidiana, provocando alcune importanti riflessioni. «Questi interventi sono un’occasione di vera crescita per noi adulti, abituati a non affrontare criticamente la realtà dell’integrazione - ha detto Adriano Cappellini, dirigente dell’istituto professionale -. I ragazzi hanno la capacità di cogliere le criticità e gli aspetti positivi della vita sociale, da loro arriva un aiuto a noi italiani per capire come gestire il fenomeno». «L’Ipsia - continua Cappellini - è una scuola che ha il 40% degli iscritti di origine straniera, ben quarantacinque etnie. Avere studenti di seconda generazione è una risorsa, molti di loro hanno evidenti doti linguistiche e capacità di mediazione culturale. Ma sono ragazzi che scontano alcune difficoltà psicologiche e sociologiche, che vivono due faticose realtà: l’identità della famiglia di origine, e la società italiana in cui loro si riconoscono, che però non riconosce loro». Dal dibattito è emerso che i figli di seconda generazione non hanno un’identità strettamente legata al concetto di nazione, ma ragionano sull'identità di appartenenza all’umanità e al mondo. «Parma ha un alto tasso di integrazione - ha dichiarato Leonor Grossi, vicecoordinatrice del Tavolo immigrazione e cittadinanza -. Gli stranieri regolari sono il 14%, circa 26.450 cittadini extracomunitari in regola e residenti in città. Sono dati sui cui dobbiamo ragionare tutti assieme, che rendono prioritario il dialogo tra italiani e stranieri, tra adulti e ragazzi, proprio com'è avvenuto qui all’Ipsia. Quando c'è relazione, si trovano soluzioni». Il convegno è proseguito con gli interventi di Maruan Oussaifi dell’associazione Anolf-Seconde generazioni (Associazione nazionale Oltre le frontiere) e di Cleòphas Adrien Dioma del Tavolo immigrazione. Nel pomeriggio sono intervenuti Simone Ferrarini, pittore e docente di progetti sul graffitismo, e il sociologo Adel Jabbar. Fonte: Gazzetta di Parma.it

24 luglio 2011

Formazione, lingua, diritto di voto: l’agenda europea per l’integrazione

 Malmström: "I migranti bene integrati sono una risorsa, arricchiscono le nostre società dal punto di vista culturale ed economico Devono poter partecipare pienamente alle loro nuove comunità. Finora scarso successo"


Roma – 21 luglio 2011 – Stop alle discriminazioni, riconoscimento dei titoli, formazione linguistica e professionale, diritto di voto. Sono alcune delle priorità indicate dalla Commissione Europea, che ha adottato ieri un’ "Agenda per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi" per accrescere i benefici economici, sociali e culturali delle migrazioni in Europa. L'agenda pone l'accento sulla piena partecipazione dei migranti a tutti gli aspetti della vita collettiva e sottolinea il ruolo determinante delle autorità locali.
"Per la riuscita dell'integrazione occorre che i migranti abbiano la possibilità di partecipare pienamente alle loro nuove comunità. Imparare la lingua del paese di accoglienza, poter accedere all'occupazione e all'istruzione e disporre della capacità socioeconomica di autosostentarsi sono elementi fondamentali di un’integrazione riuscita” ha detto Cecilia Malmström, Commissaria europea per gli affari interni.
Secondo Malmström, finora “l’integrazione dei migranti in Europa ha avuto scarso successo. Ognuno di noi deve fare di più: nell'interesse delle persone che arrivano qui, ma anche in considerazione del fatto che i migranti bene integrati sono una risorsa per l’UE, poiché arricchiscono le nostre società dal punto di vista culturale ed economico”.
La Commissione ritiene che assicurare ai migranti gli stessi diritti e le stesse responsabilità dei cittadini dell'UE è un elemento centrale del processo di integrazione. La discriminazione e il mancato riconoscimento dell'istruzione e dell'esperienza acquisite al di fuori dell'UE sono alcuni degli ostacoli che pongono i migranti a rischio di disoccupazione, sottoccupazione e sfruttamento.
L'integrazione deve iniziare nei luoghi in cui le persone si incontrano ogni giorno (posto di lavoro, scuola, spazi pubblici, ecc.). Le misure volte a rafforzare la partecipazione democratica potrebbero comprendere la formazione e il mentoring, l'agevolazione del voto dei migranti in occasione delle elezioni comunali, la creazione di organismi consultivi locali, regionali e nazionali o anche la promozione dell'imprenditorialità, della creatività e dell'innovazione.
Le competenze linguistiche aprono le porte a migliori opportunità di lavoro, favoriscono i contatti sociali e assicurano indipendenza ai migranti. Questo aspetto è particolarmente importante per le donne immigrate, che altrimenti possono ritrovarsi relativamente isolate. L'Agenda europea per l'integrazione sottolinea che la formazione linguistica e i programmi di accoglienza devono essere accessibili finanziariamente e geograficamente.
Il processo di integrazione richiede inoltre una stretta collaborazione tra i governi nazionali, che rimangono responsabili della definizione delle loro politiche di integrazione, e le autorità locali o regionali e gli attori non statali, che spesso sono competenti per l'attuazione concreta delle misure di integrazione. L’UE sostiene tali misure attraverso i suoi strumenti, e i prossimi finanziamenti dell'UE potrebbero riguardare in modo più specifico la promozione dell'integrazione a livello locale.

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